Ognuno porta in sé un bagaglio di esperienze personali visive ed emozionali immagazzinate in quel piccolo e stupefacente archivio che è la nostra mente. Molte di queste non le possediamo a livello cosciente, ma esse ugualmente esistono. Altrettanto forti sono quelle esperienze che appartengono all’“inconscio collettivo”, cioè quell’insieme di immagini, cognizioni ed emozioni che ogni società ha come patrimonio. Lo stilista ( e si potrebbe dire anche  L’ARTISTA, ndr) in realtà non “inventa”niente, egli rielabora quello che la sua mente possiede, il bagaglio sociale e quello personale, dando alle sue idee una forma concreta. La sua abilità starà, …unendo il presente all’esperienza del passato, nel proporre un oggetto dall’aspetto innovativo, ma allo stesso tempo “conosciuto”.” Manuale di Storia del Costume e della moda di Cristina Giorgetti, ed. Cantini.

Si può dire, quindi, che un certo tipo di modisteria è assimilabile alla scultura, se ogni suo modello è connotato da ricerca, sperimentazione, studio di linee, valore estetico, tecnica.
Se la realizzazione è espressione di un’IDEA.

Pertanto, per soddisfare la propria natura volta a sperimentare,  Isabella introduce  materiali nuovi per la modisteria classica, come il sughero, il legno e la pietra, realizzando copricapi/scultura che sono  indossabili. Nascono Lanterne Rosse in sughero, Mediterraneo in legnetti e conchiglie spiaggiate dal mare, e infine  Petra, Boy e Rosa del Deserto, in pietra, riuscendo a dare forma a  delle tiare di circa un etto e mezzo di peso.

Il gioco allora è fatto: il cappello-scultura arreda il capo di chi lo porta, e posizionato su un supporto ad hoc, può essere oggetto di arredo per la casa.